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Vin brulè, torte, fiabe per bambini intorno al fuoco, biciclette di luce, zirudele cantate con la chitarra, giochi di fuoco e tamburi e per finire concerto acustico di un gruppo molto molto bravo.
Incuriositi? E allora venerdì 15 febbraio spegnete le luci, uscite di casa e venite qui!

m'illumino di meno 2013 2

Oggetti liberati

L’altro giorno, mentre spmrs-doubtfireazzavo via dalle scale gomitoli di peli della cara Yuma, pensavo che forse avrebbe potuto avere un senso comprare un apspirapolvere, quelli monocorpo, in modo da poter pulire con relativa praticità e maggior efficacia.

Devo dire che sebbene la vecchia scopa sia molto più ecologica (quanto risparmio di plastica e corrente elettrica!), il risultato per chi vive in campagna e ha un cane che dorme in casa non è molto soddisfacente: si ha  l’impressione che i peli e la polvere più che essere domati da scopa e paletta  cambino semplicemente di posto, sollevandosi in simpatiche nuvole grigie che svolazzano qua e là per poi depositarsi sui panni stesi, o sulle pedane, o su me stessa. Quindi l’idea dell’aspirapolvere si è fatta strada nella mia testa come la soluzione i-d-e-a-l-e.
Nonostante queste motivazioni però, devo ammettere che mi scocciava parecchio pensare di andare a comprarne uno, andare in quei megastore mi mette un po’ di malumore, e poi generare in un nuovo rifiuto da smaltire,  ce ne sono già così tanti…

E allora  – ho pensato – chissà che tra le mie conoscenze non ci sia qualcuno che se ne vuole liberare, magari perchè ha preso la versione più moderna e ha in casa quell’aggeggio tondo che si muove autonomamente per casa aspirando da solo, oppure perchè senza cani e senza campagna, una casa viene pulita benissimo con solo l’uso della praticissima scopa.

Insomma: molto fiduciosa mando una mail a diversi miei contatti chiedendo se qualcuno ha un aspirapolvere che non usa più e di cui si vuole liberare, anche perchè preferisco di gran lunga pagare un amico che m+ediaworl-d. E… nel giro di una mezza giornata ho ricevuto ben due risposte positive!
Quindi a breve in casa un vecchio aspirapolvere dimenticato tornerà a nuova vita, io non dovrò lottare con le nuovole di pelo e polvere e nessun nuovo rifiuto andrà a pesare sull’ambiente… nè sulla mia coscienza! 🙂
Come dicevo anche qui, chissà quante cose che a voi servono stanno solo aspettando di venire liberate da sgabuzzini e cantine di persone amiche!

A certificare la tendenza è Immobiliare.it: in un solo anno sono aumentate del 14% le famiglie che prendono in affitto solo una parte della casa, non potendo far fronte alle spese che comporterebbe la locazione di un appartamento intero. E così, a causa della crisi, gli italiani riscoprono il cohousing, una pratica di convivenza e condivisione che, per come è stata pensata, dovrebbe costituire una scelta consapevole, ma che a causa delle difficoltà economiche per molti diventa una scelta obbligata.

È solo uno dei tanti esempi dell’Italia della crisi, che sta vivendo sulla sua pelle una decrescita “forzata”. A postulare invece, ormai diversi anni fa, la “decrescita felice“, è stato il filosofo ed economista francese Serge Latouche e il suo discepolo italiano Maurizio Pallante. “Queste pratiche sono indotte dalla crisi – afferma Pallante ai nostri microfoni – e se vengono vissute come una costrizione diventano un vincolo o un limite, ma se vengono vissute consapevolmente come forma di collaborazione e solidarietà sono dei passi in avanti rispetto ad un contesto in cui gli individui sono isolati e soggetti alle merci e al mercato”.

La crisi, dunque, rappresenta un’opportunità per rimettere in discussione i propri stili di vita. “In cinese – osserva Pallante – l’ideogramma di crisi è composto di due elementi: quello del pericolo e quello dell’opportunità. Noi siamo stati abituati a vivere in una società, dissipativa, mercificata, consumistica e isolata”. Aspetti che secondo il teorico della decrescita felice, prima delle ultime due generazioni, non hanno mai fatto parte dell’umanità, che invece ha sempre trovato delle forme di collaborazione, spesso basate sul dono. La comunità, lo scambio e l’autoproduzione, dunque, sono forme per emanciparsi dal mercato e uscire dalla crisi.

Tra le diverse pratiche per cercare di arrivare a fine mese, gli italiani riscoprono dunque la solidarietà. Oltre al cohousing, infatti, crescono la coltivazione di orti, i gruppi di acquisto solidale (gas), la condivisione di autovetture (carpooling) e forme di lavoro comunitario (coworking).
Un movimento silenzioso che, piegato dalla pressione fiscale e dall’austerity dei governi, si rimbocca le maniche e cerca di fare da sè. Il che non vuol dire rifiutare lo Stato o sottrarlo alle sue responsabilità. Alla dicotomia tra pubblico e mercato, infatti, la decrescita propone il concetto di “bene comune“, che si sta facendo strada.

“Alcuni servizi del welfare che pensavamo erogati per i cittadini, in realtà erano pensati per aumentare la produttività delle merci, come ad esempio affidare allo Stato l’educazione dei figli nei primissimi anni della loro vita”. In realtà, secondo Pallante, il servizio offerto vuole “liberare” il genitore dal tempo dedicato al figlio per dedicarlo al lavoro.
Le Istituzioni, del resto, non sembrano voler favorire cambiamenti di stili di vita, nè sul piano politico nè su quello culturale. “Il ritorno alla campagna e alle conoscenze manuali viene osteggiato dall’idea che la città sia bella perché offre la possibilità di acquistare merci e di avere tutto a portata di mano”.

Una speranza, però, c’è e secondo Pallante è rappresentata dall’aumento della consapevolezza, soprattutto dei giovani: “Nella Libera Università del Saper Fare, struttura del Movimento per la Decrescita Felice in cui si svolgono corsi per reimparare a fare le cose, partecipano soprattutto ventenni”.

Qui l’audio dell’intervista a Maurizio Pallante.

Buon anno!

Auguri!Cari abitanti di Pastamadre,

è da tanto tempo che non ci si legge… in questi mesi ripensavo al nostro blog e mi dispiaceva un po’ vederlo così sonnecchioso. Per un motivo o per l’altro nella mia vita fatta di impegni e incastri il blog è finito in fondo alla lista delle cose da fare, anzi: è decisamente uscito dal foglio! Mi dicevo “una bella idea ormai affondata… peccato!”.

Poi, complice forse il fatto che oggi è il primo giorno dell’anno e si sa, in questa giornata si è spesso ispirati per snocciolare buoni propositi e  mettere in atto qualche cambiamento, ho riletto alcuni articoli e ho pensato che in realtà non voglio abbandonare la nave, che forse non sta affondando, ma si è solamente un po’ arenata e magari, con qualche manovra azzeccata, chissà che non riprenda il largo…

Faccio un mea culpa, perchè anche se è vero che ho postato tante cose,  soprattutto negli ultimi post c’erano ben poche riflessioni personali: segnalazioni di siti,  eventi, idee, sono certamente utili, ma il poter riflettere e condividere pensieri con voi era proprio quello che distingueva questa esperienza dagli infiniti (e assai utili e belli) blog che si possono trovare sulla rete. Continua a leggere »

Caro Collega,

Come te, suppongo, sono cresciuto con le immagini in bianco e nero dei film che rappresentano l’Europa meridionale che lotta per riprendersi dalla calamità degli anni più duri della guerra.

Come te, la mia mente è ancora piena di immagini di persone che lottano, le cui prove e tribolazioni hanno dato origine a ondate di migranti italiani e greci verso luoghi lontani, e a film come “Ladri di biciclette” o come un simile film greco, in cui intere sequenze comiche sono costruite sul desiderio di un uomo per un pezzo di formaggio o di dolce. Ma a un certo punto, venne il momento in cui non era più così facile ricordare la povertà e la privazione che avevano dato la loro intensità a quelle immagini e sequenze comiche. Come risultato, le nostre società, Italia e Grecia, si sono allontanate dalla tradizione culturale di De Sica, Fellini, Koundouros e Cacoyannis, e sono scese nel buco nero della volgarità “Berlusconesque”. Durante questi anni di “crescita” e consumismo, molti di noi speravano che le nostre società trovassero in se stesse la capacità di ritrovare l’equilibrio perduto; di conciliare lo stomaco pieno con la preferenza per un cinema dignitoso al posto del volgare stile di vita proposto dagli show televisivi.

Ahimè, non ce l’abbiamo fatta. Prima che un tale equilibrio venisse raggiunto (sempre che potesse essere raggiunto), il Ventinove della nostra generazione ci ha colpito. È successo nel 2008 quando, proprio come nel 1929, Wall Street è crollata, la moneta comune dell’epoca (il Gold Standard degli anni 30, l’euro degli anni 10 del 2000) ha cominciato a disfarsi, e ben presto le nostre élite hanno fallito clamorosamente nel tentativo di rispondere razionalmente alla marcia trionfale della Crisi. Solo due anni dopo la Crisi ha colpito il mio paese, la Grecia, e ci siamo trovati, ancora una volta, nelle condizioni di relazionarci con le sequenze comiche dei film degli anni 50 e 60, che ruotano intorno alla brama di un pezzo di formaggio o al sogno di un dolce.

Quando studiavo economia, da giovane, mi ricordo che avevo grandi difficoltà a capire come fu che i governi tra le due guerre, dal 1929 in poi, avessero potuto fallire così fortemente nel tentativo di arrestare quella crisi economica che ci ha poi portato, tragicamente, alla Seconda Guerra Mondiale. Continua a leggere »

Scambio tosto

Ciao carissimi e carissime,

dopo la bella giornata ASTA TOSTA ALL TOGETHER, in cui praticamente nessuno è tornato a casa a mani vuote, ho ripensato al blog e alle possibilità di scambio che offre. Molto spesso capita che ci serva qualcosa, anche al di là dei vestiti, come libri, piccoli elettrodomestici, mobili, o anche solo un semplice ombrello o uno zainetto, delle stoviglie o degli utensili… allora perchè non incentivare lo scambio su questo blog, visto che ai tempi avevamo creato anche una categoria apposita (mercatino)?

In tutti questi mesi vi sarà certamente capitato di aver avuto bisogno di qualcosa che siete andat* a comprare, mentre magari proprio quello che vi serviva giaceva inutilizzato sul fondo di un armadio o di uno scatolone. Quindi perchè non tentare un’asta tosta a richiesta?
Quando qualcuno ha bisogno di qualcosa, prova a scriverlo sul blog; lo stesso farà chi vorrebbe liberarsi di qualcosa. Chi è interessato (perchè ce l’ha o la vuole) risponderà.

Che dite, vi interessa? Ci proviamo?

(la foto è presa dal sito “La settimana del baratto“)

Qualcuno ha già fatto il cambio degli armadi, qualcuno si riserva di aspettare che smetta di piovere, ma sicuramente tutti abbiamo qualcosa che non ci serve più e che potrebbe essere utile a qualcun’altr*: vestiti, sciarpe, scarpe, borse, ma anche libri, cd, piccoli elettrodomestici, utensili da cucina… e allora?

Allora vi aspettiamo con tutto ciò che avete voglia di scambiare o regalare domenica 15 aprile dalle 18 in poi presso il Centro Giovani di San Giorgio di Piano (BO) in piazza Indipendenza per la grande ASTA TOSTA, ovvero l’aperitivo col baratto incluso!