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Archive for gennaio 2011

Qualche giorno fa, schifata dalla rivoltante pubblicità del Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale, ho deciso di segnalarla allo IAP, l’Istituto dell’Autodisciplina Pbblicitaria. Questo è quello che ho scritto:

NOME DELLA PUBBLICITA’ LESIVA: calendario e immagini varie 2011 del consorzio vera pelle Italiana conciata al vegetale

LINK: http://www.pellealvegetale.it/

NOME DEL PRODUTTORE : consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale DOVE E’ STATO DIFFUSO IL MESSAGGIO: Internet – Riviste – Manifesti

MOTIVI DELLA SEGNALAZIONE: offende la dignità delle donne. equivoco e mistificante, nel promuovere con quella immagine i propri prodotti, il messaggio della ditta utilizza un particolare del corpo femminile con parole come “natura” riducendolo a pezzo da collezione, alla pari dei suoi prodotti in “pelle conciata”. Inoltre, per promuovere l’evento di presentazione la ditta ha organizzato, sempre utilizzando la suddetta immagine, un “incontro sulla Femmina” e un “Dibattito sulla Forza della natura”, amplificando in questo modo il carattere equivoco e mistificante dell’uso di quella immagine.

NOTE A MARGINE: Invio per conoscenza anche all’indirizzo di:

– UDI UNIONE DONNE IN ITALIA – in adesione alla Campagna “Immagini Amiche” 2010-2011. Patronato Presidenza della Repubblica Italiana n.rif.2010102 Risoluzione Parlamento Europeo n.rif.2038 settembre 2008

– CONSORZIO DEL LAMBRUSCO DI MODENA, che dalla locandina promozionale dell’evento collabora con la ditta di cui sopra. Ritengo che le donne che lavorano nell’hinterland modenese e in quel Consorzio in particolare siano doppiamente offese da tale leggerezza da parte di una istituzione come il Consorzio e penso che questo fatto vada evidenziato. Veronica Benuzzi

Ebbene, oggi ho ricevuto dalla Segreteria dello IAP la seguente mail:

Segnalazione messaggio pubblicitario “Pelle conciata al vegetale in Toscana”

diffuso attraverso un calendario da tavolo allegato alla rivista “Rolling Stone” n. 87 –  gennaio 2011

Con riferimento alla segnalazione in oggetto, comunichiamo che il Comitato di Controllo in data 13/1/11, ha emesso ingiunzione di desistenza dalla diffusione del messaggio per la violazione degli artt. 1 – Lealtà della comunicazione commerciale – e 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

L’organo di controllo ha ritenuto tale comunicazione offensiva della dignità della persona, in quanto il corpo femminile viene equiparato alla “pelle conciata”, ovvero sia ad un prodotto che ad un animale, ovvero un animale ucciso, sezionato e trasformato in prodotto di lavorazione, rilevando pertanto il contrasto con l’art. 10 del Codice, secondo cui “la comunicazione commerciale deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni”.

Il Comitato ha altresì rilevato la violazione dell’art. 1 del Codice “La comunicazione commerciale deve evitare tutto ciò che possa screditarla”, ritenendo il messaggio un esempio di forma comunicazionale che danneggia il credito dell’istituzione pubblicitaria nel suo complesso considerata.

Si precisa che il provvedimento ingiuntivo acquisterà efficacia di decisione allo scadere del termine previsto ex art. 39 del Codice, ovvero il 24 gennaio p.v. qualora la parte non proporrà motivata opposizione.

Ringraziando per l’apprezzata collaborazione, porgiamo i migliori saluti.

I.A.P.

Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria

via Larga 15 – 20122  Milano (Italy)

tel 02 58304941 – fax 02 58303717

www.iap.it

A suon di piccole battaglie vinte faremo nascere domande nelle coscienze degli uomini e delle donne di questa Italia e sfiancheremo questa “cultura” irrispettosa e sessista.

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La povertà è una colpa

Quello che è a successo a Bologna nei giorni scorsi è assurdo e grave al tempo stesso. Un bambino di 20 giorni è morto di freddo nell’indifferenza totale della città.
Morto perché costretto a vivere con la famiglia in strada. Morto perché la famiglia si è trovata di fronte ad un bivio: accettare di farsi aiutare e farsi togliere i figli (che sarebbero sicuramente stati dati in affidamento), oppure vivere in strada rischiando di mettere a repentaglio la salute dei figli.
Una scelta terribile, che evidentemente non era chiara ai commentatori che, sui quotidiani e dai propri salotti riscaldati, non hanno fatto mancare accuse alla famiglia.
Silenzio invece sulle Istituzioni che, per tagli, mancanza di personale e smantellamento del welfare, non sono intervenute. Timide riflessioni anche sui bolognesi, che ormai hanno perso la vocazione alla solidarietà e si sono trincerati nelle proprie case a difendere quel falso benessere che vogliono rivendicare.

La Provincia di Bologna ha denunciato, nei mesi scorsi, l’aumento della povertà nei nostri territori, frutto della crisi e connessa ad un pericoloso fenomeno: i nuovi poveri si vergognano di ammetterlo e quindi non accedono ai servizi a bassa soglia.
Impossibile non interrogarsi sulle cause di questo atteggiamento. Impossibile anche non trovare nel modello socio-culturale che ci viene propinato ogni giorno delle responsabilità. Oggi noi dobbiamo essere belli, ricchi e in competizione con i nostri vicini per chi ha l’auto più grossa e l’ultimo modello di televisore al plasma. La povertà non è ammessa e diventa una sorta di colpa. Il mendicante ci infastidisce, anche solo vederlo ci disturba. Il merito è denaro e popolarità, chi è povero lo è perché non ce l’ha fatta, è un fallito. Quindi è colpevole.

A fianco a questo, anche Bologna la grassa, la rossa, Bologna città accogliente è cambiata. Nell’era Cofferati è stata postulata quella che è stata definita come “accoglienza disincentivante”. Io ti assisto, ma cerco in tutti i modi di farti capire che devi cavartela in altro modo, che devi chiedere aiuto nel luogo da cui provieni.
Un bell’aiuto a questa nuova filosofia l’ha dato anche la riforma del decentramento: i servizi sociali passano ai singoli quartieri. Per avvicinare istituzioni e cittadini, è stato detto. Per tagliare fuori qualcuno, quello che non viene detto. Se per accedere ad un servizio devo essere residente in un determinato quartiere, se sono senza fissa dimora a chi devo rivolgermi?
Così si è creato il paradosso che per accedere ad un dormitorio devo dimostrare di avere una residenza. Chi cerca dimora deve dimostrare di averla già, insomma.

Non è tutto. Negli ultimi mesi l’amministrazione comunale ha tagliato i servizi a bassa soglia, quelli che non portano voti. Chiuso l’asilo notturno di via Lombardia, chiuso il drop in per i tossicodipendenti, chiusa la mensa di via del Porto, chiuso il laboratorio informatico per i senza fissa dimora, sempre in via del Porto.

A fronte di tutto ciò, Bologna non può dirsi scioccata per quanto accaduto. Era prevedibile, c’era da aspettarselo.
Bologna dovrebbe invece interrogarsi su come tornare ad essere quello che era: una città accogliente, capace di mettere in moto una rete di solidarietà unica nel suo genere.

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