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Archive for febbraio 2011

Chi ama le tisane sa quali insostituibili benefici esse diano. Non tanto per le proprietà miracolose e oggettivamente sovrastimate che vengono attribuite alle erbe officinali che compongono la miscela, quanto per la ritualità connessa alla preparazione di questa semplice bevanda.
Una tisana non è un caffè trangugiato di fretta prima di andare al lavoro, ma costituisce prima di tutto un momento che ci ritagliamo nella frenesia della giornata. Nella stragrande maggioranza dei casi ci prepariamo una tisana quando abbiamo bisogno di un po’ di relax, di uno spazio di decompressione dallo stress.

In commercio esistono mille miscele, vendute (perché tutto, anche la tisana, finisce in pasto al marketing) promettendo effetti straordinari.
Ci sono tisane rilassanti, tisane depurative, tisane dimagranti, tisane digestive e molte altre formule pensate per ogni gusto o necessità.
Spesso, però, i prodotti che troviamo in commercio sono il frutto di laboriosi e lunghi processi industriali e vengono ottenuti da coltivazioni che di biologico spesso non hanno nemmeno il nome. Difficile immaginare, infatti, che per ottenere milioni di confezioni di tisane imbustate ci si affidi ai ritmi della natura.

La tisana, se ci pensiamo bene, è forse la cosa più facile e più logica da autoprodurre e farsi una tisana, dalla raccolta delle erbe fino al sorseggiarla, è una delle cose che dà più soddisfazione.

Io ho cominciato per gioco in un pomeriggio di fine giugno. Mi trovavo in montagna, la stagione dei funghi era ben che finita e l’orto non necessitava particolari lavori.
Nella scarpata sotto casa cresceva rigogliosa e profumata una distesa di melissa. L’ho raccolta, pulita, appesa ad essiccare e quando, dopo alcune settimane, mi sono fatto la prima tisana è stata una gioia fanciullesca scoprire che era pure buona!

In questo primo articolo dedicato all’argomento vorrei semplicemente riportare una serie di erbe facili da trovare e riconoscere e molto adatte a diventare tisane.
Melissa. Simile d’aspetto all’ortica, si distingue per il caratteristico odore di limone. Si raccoglie tra giugno e settembre ed è facilissima da trasformare.
Timo. Una piantina piccola e profumata che cresce al sole. Se ne utilizzano i ramoscelli fioriti e si raccoglie tra maggio e settembre.
Rosa canina. Il frutto rosso viene utilizzato anche per le tisane. Si raccoglie da agosto ad ottobre e bisogna procedere all’essicazione (non così semplice ed immediata) delle bacche.
Malva. Cresce sia in montagna che in pianura, i suoi fiori sono inconondibili anche se è difficile (almeno secondo la mia esperienza) trovarne distese sufficienti a farsene una discreta scorta.
Menta. Ne esistono tantissime qualità, quella più pregiata è la piperita, ma anche quella selvatica ha un odore e un sapore gradevole. Si raccoglie da giugno ad agosto.
Lavanda. Facile da riconoscere, il periodo migliore per la raccolta è la tarda estate. Oltre alle tisane è molto utilizzata per profumare abiti e mobili al posto della terribile naftalina.

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Cari amici è con grande piacere che Vi invito all’iniziativa di venerdì 18 febbraio a San Giorgio di Piano. Dalle 18,30 in piazza Indipendenza  SPEGNI LA LUCE, ACCENDI LA PIAZZA! in contemporanea con MI ILLUMINO DI MENO. Una festa alla luce delle stelle (speriamo!) e del fuoco.

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Crostata Vegana

Cosa significa crostata “vegana”? Significa che è una crostata fatta senza latte, nè burro, nè uova, insomma: senza nessun ingrdiente di origine animale.

Ma senza tutti questi ingredienti starà insieme? Certo, ed è facilissima da preparare

Ed è buona? Oh sì, e non solo da mangiare! E’ buona anche dal punto di vista salutistico, ambientale ed etico. Questa ricetta in particolare poi non utilizza nessun surrogato (margarina, latte di soia, etc): semplice e veloce, vi stupirà per la sua bontà.

Ingredienti:

140 gr di farina O
40 gr di zucchero di canna
40 gr di olio di mais (l’olio di oliva ha un sapore troppo deciso per questo genere di preparazione )
50 gr di acqua tiepida
1 cucchiaino di lievito per dolci
scorza grattuggiata di un limone bio

Procedimento:

Unire la farina allo zucchero, aggiungere il lievito e la scorza di limone. Mescolare gli ingredienti ed aggiungere l’olio ed infine l’acqua. Lavorare la pasta con le mani finchè sarà diventata un composto compatto ed elastico, quindi stenderla nella tortiera precedentemente oliata e infarinata – o rivestita di carta forno – e guarnirla con la marmellata.
Infornare e lasciare cuocere per 30 minuti circa nel forno preriscaldato a 180°C.

Et voilà! La vostra prima crostata vegana è pronta!
Una volta cotta, consiglio di aspettare un po’ prima di toglierla dallo stampo, raffreddandosi diventa più compatta ed è meno difficoltoso maneggiarla.

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Io non mi occupo di sostenibilità ed ecologia, ma posso dire qualcosa su come funzionano i comportamenti umani, questo perchè mi occupo di vendite e la vendita è l’arte di far vivere bene un cambiamento. In psicologia si parla molto di ecologia, ma con un’accezione un po diversa, forse più fedele al significato del termine, si parla degli effetti ecologici di un cambiamento psicologico.
Ok prto con l’esempio altrimenti non riesco a spiegarmi: diciamo che io ho la bislacca idea che dire di no alle persone sia sempre un male, di conseguenza mi circonderò di persone che si approfittano di me, coscienti o meno. La mia vità sarà piena di cose da fare per gli altri, anche piena di fallimenti perchè spesso se non sai dire no agli altri ti incasini in promesse che finisci per non rispettare. Le persone che nel tempo mi rimarranno di fianco sono quelle che valutano poco i risultati e molto le intenzioni, ma anche persone che pensano che gratis sia meglio di qualsiasi altra caratteristica (questo passaggio è più complesso ma se ci pensate un attimo vedrete che fila).
Ricapitolando: la mia vita è impegnata, ho persone intorno che in un modo o nell’altro mi danno attenzioni e non badano ai miei fallimenti.
Immaginiamo però che io decida di rivolgermi ad una persona per imparare a dire di no, e questa persona in realtà è un genietto della lampada senza etica deontologica e senza la più pallida idea di cosa sia l’ecologia del cambiamento. Vado da lui e in uno schiocco di dita ho imparato a dire no in maniera sana e coscienziosa, ovvero dico sì quando posso portare a termine ciò che mi viene richiesto e compatibilmente alle mie esigenze e ai miei equilibri di tempo e voglia.
Torno a casa ed ad un tratto mi rendo conto che la mia agenda è troppo piena per il tempo che ho a disposizione, inoltre molte delle cose che mi sono impegnato a fare non sono alla mia portata o almeno dovrebbero essere retribuite per giustificare l’impegno. Chiamo le persone con le quali ho questi impegni e mi scuso dicendo che non posso fare ciò che mi ero impegnato a fare, dall’altro capo infuriano persone che non sono abituate a questo schema di pensiero e prendono personalmente il rifiuto che stanno ricevendo. In poche telefonate perdo quelle persone che mi giravano intorno e mi davano attenzioni, per i motivi sbagliati ma sempre attenzioni. Però ora ho tempo libero da dedicare a me, il problema è che non cel’ho mai avuto il tempo libero, cosi impegnato quale ero a rincorrere gli impegni presi, non ho quindi l’abilità di godere il mio tempo libero, finisco così a sprecare il mio tempo libero difronte ad un reality show odiando il genietto che mi ha guarito dalla patologia del non saper dir di no.
L’ecologia del cambiamento include tutti questi fattori esterni all’interno del processo di automiglioramento personale, perchè migliorare va bene ma noi siamo immersi in un ambiente sociale che deve essere in grado di abituarsi al nostro cambiamento in maniera graduale.
Il fatto è che se vogliamo far nostri tutti i comportamenti virtuosi che farebbero questo mondo un mondo migliore dobbiamo accettare di dover andare incontro a persone che se la prenderanno per il fatto che stiamo cambiando, incontreremo situazioni alle quali non siamo pronti e che ci metteranno in difficoltà.
Le domande che dovremmo porci tutte le volte che decidiamo di cambiare un comportamento o anche solo un’idea del mondo è questa: in che modo abituerò la mia sociosfera a questo cambiamento? quanto tempo do loro per abituarsi? per quanto tempo dovrò mantenere un comportamento ibrido prima di passare al nuovo comportamento?
Molto spesso gli “ecologisti” non conoscono l’ecologia del cambiamento ed è per questo che vengono additati come talebani dell’ecologia, perchè il giorno che accetti che la tua famiglia non finisce sul portone di casa ma si estende a tutta l’umanità ecco che la tua prospettiva su un sacco di cose cambia, come se un genietto avesse schioccato le dita per magia. La tua prospettiva è cambiata ma i tuoi amici non lo sanno e non lo vogliono nemmeno sapere.
Buonaecologia
Buoncambiamento
Fede

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Post new age: breatharianismo

Ultimamente sto molto riflettendo sul corpo e sulla salute, e su quanto l’origine dei nostri malesseri o delle nostre malattie sia o meno mentale. In questi giorni, scopro con orrore che ansia e attacchi di panico sono molto più diffusi di quanto pensassi, e che una buona fetta delle persone a me care e vicine hanno avuto la sfortuna di provarle a livelli molto poco piacevoli. Mentre attendo che prima o poi queste crisi si manifestino anche su di me, mi viene da pensare a quanta consapevolezza ho effettivamente di me stessa e del mio corpo. In questi giorni mi sono ammalata come non mi succedeva almeno da un decennio: una febbre prolungata e costante per tre giorni, un intasamento indescrivibile che ancora devo finire di smaltire. Quanto questo ha a che fare con le mie insoddisfazioni professionali e personali? Me lo chiedo. Sono convinta che il nostro corpo ci dia continuamente dei segnali, ma non sempre siamo in grado di coglierli, o non abbiamo gli strumenti, sempre più alienati da noi stessi, sempre meno centrati su di noi. Sono convinta anche, che in un qualche modo il nostro corpo abbia gli strumenti per autocurarsi, basta pensare alle autosuggestioni dell’effetto placebo, ne sono un esempio estremo i riti sciamanici descritti da Jodorowsky in “Psicomagia”. Nonostante il mio scetticismo occidentale e il mio rifiuto totale nei confronti di qualsiasi religione mi impediscano di credere ciecamente a tutta una serie di pratiche, in questi giorni mi sento incredibilmente attratta dalle discipline orientali e da stili di vita estremi.

Ripensando a discorsi illuminanti con un caro amico molto più spirituale di me, mi sono lanciata in una ricerca febbrile sul web di queste fantomatiche persone che si nutrono solo di luce e di energia. Ho scoperto che si chiamano breathariani o solariani ed ho trovato questa intervista che vi posto. Pare che queste persone, attraverso un percorso spirituale e di consapevolezza molto complesso, arrivino ad eliminare il bisogno fisiologico di nutrirsi, riprogrammando i propri organi interni per quello che effettivamente, secondo loro, sono: contenitori di emozioni e sensazioni. Il loro nutrimento è interamente di tipo energetico (prana) e solare.

Oltre a superare (e smerdare) tutte le pratiche vegetariane e vegane e a rappresentare l’apoteosi della sostenibilità ambientale,e al di là del fatto che questo sia o meno possibile, mi tocca e mi affascina incredibilmente questa urgenza di liberarsi di tutta una serie di substrati ingombranti mentali e fisici, per centrarsi meglio su se stessi ed eventualmente raggiungere uno stato di felicità permanente.

Dopo questo video, diventare vegetariani (o qualsiasi altra cosa), sarà un gioco da ragazzi .

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