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Archive for ottobre 2011

Possono i nostri Comuni, con risorse economiche sempre più esigue e in una situazione di crisi come quella attuale, riuscire a risolvere ugualmente i problemi della popolazione, anche quando questi riguardano le questioni abitative e, in particolare,  dare una casa a chi non può permettersela? La risposta sembrerebbe essere una sola: NO, derivata dalla logica equazione NO SOLDI = NO SERVIZI. Ed invece una soluzione c’è, ma per trovarla bisogna essere amministratori illuminati, capaci di uscire dagli schemi soliti in cui l’unico capitale che si considera come risorsa è quello economico. Moltissimi Comuni infatti ignorano l’esistenza di un altro capitale, che potrebbe fruttare moltissimo, se solo si fosse capaci di vederlo e ci si ingegnasse su come utilizzarlo: il capitale sociale, ovvero l’insieme di reti di fiducia e relazioni mutali e solidali che esistono all’interno di una data comunità sociale. Questo capitale è fondamentale soprattutto in periodi di crisi come questo, quando Comuni, famiglie e singoli non riescono più a far quadrare i propri bilanci. Così può succedere che a causa di un licenziamento, il mancato rinnovo di un contratto di lavoro a tempo determinato, una spesa ingente imprevista o una separazione, più di una persona rimanga senza casa e si trovi in difficoltà a sostenere il costo di un affitto.

La soluzione a questo problema l’ha messa in atto il Comune di Trento, su suggerimento del proprio assistente sociale: l’iniziativa si chiama Casa Solidale e consiste nel far incontrare le persone in difficoltà con quanti vogliono mettere a disposizione gratuitamente uno spazio domestico per ospitare. Il progetto prevede una serie di requisiti indispensabili per chi desidera partecipare, come il desiderio di abitare insieme ad un’altra persona (non solo la necessità di condividere l’abitazione), la possibilità, per chi sta cercando alloggio, di contribuire alle spese di gestione  e di provvedere in modo autonomo alle proprie necessità e, ovviamente, l’assenza di problemi e situazioni personali che possano pregiudicare la possibilità di una convivenza serena.
Il Comune di Trento si occupa di ricevere le richieste di quanti cercano casa e di sviluppare i colloqui, per capire i motivi e le condizioni dei richiedenti (e capire anche se i loro problemi possano essere risolti con la coabitazione o necessitino piuttosto dei servizi sociali). Quando, in seguito a momenti di incontro, ospitante ed ospitato si conoscono e decidono di coabitare, viene stipulato un vero e proprio contratto con diritti e doveri di entrambi.

I risultati sono stati positivi: c’è chi, venendo ospitato per mesi, è riuscito a sistemare la propria situazione ed ora sta ospitando a sua volta; o chi, partecipando agli incontri per trovare casa, ha conosciuto altre persone nella sua stessa condizione ed insieme hanno deciso di coabitare per condividere le spese d’affitto.

E’ un’idea che sulle prime potrà spaventare,  perchè volenti o nolenti siamo cresciuti a suon di notizie e consigli che ci invitavano a diffidare sempre e comunque degli sconosciuti, figurarsi poi metterseli in casa… e addirittura gratis!! Un’idea folle? Non so voi, ma io ho come l’impressione che, anni di terrorismo mediatico nei confronti dell’altro, del diverso, abbiano segnato anche noi, facendo innalzare la soglia della diffidenza ben al di sopra di quanto richiederebbe il nostro istinto di sopravvivenza. A Trento questo progetto ha funzionato, chissà che qualche Comune virtuoso non sia tentato di vedere la crisi economica non solo come una sciagura ineluttabile, ma anche come foriera di opportunità che permettano di rimboccarsi le maniche e dare sfogo alla propria creatività, cambiando così sia il concetto di “servizio”, che quello di “valore”. E qualora quel comune aderisca a “Casa Solidale”, troverà chi sarà disposto ad aprire la porta di casa?

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