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Archive for gennaio 2012

Cari tutti e care tutte,

domenica 15 gennaio dalle 18 in poi in piazza Indipendenza a San Giorgio di Piano (BO), presso l’edificio di fianco alla Biblioteca Comunale ci sarà l’ APERIBIOTICO – l’aperitivo biologico che vi farà passare i malanni di stagione, organizzato dall’associazione Fermenti, un’iniziativa che vi offrirà non solo cibo e vino biologico, ma anche due momenti assolutamente da non perdere.
Il primo è alle 18.30 con la proiezione del documentario “Genuino Clandestino“:

Decine di coltivatori, allevatori, pastori e artigiani si uniscono nell’attacco alle logiche economiche e alle regole di mercato cucite sull’agroindustria, per difendere la libera lavorazione dei prodotti, l’agricoltura contadina, l’immenso patrimonio di saperi e sapori della terra.
Da questa rete nasce la campagna “Genuino Clandestino”, con donne e uomini da ogni parte d’Italia che si autorganizzano in nuove forme di resistenza contadina.
Mentre la burocrazia bandisce dal mercato migliaia di piccoli produttori, il consumatore continua a subire, spesso inconsapevolmente, modelli di produzione del tutto inadeguati a garantire genuinità ed affidabilità dei cibi.
Attraverso il lavoro, le situazioni e le voci dei contadini “clandestini”, insu^tv racconta questa campagna, semplice nel suo messaggio, ma determinata nelle sue forme, insieme alle implicazioni in materia di democrazia del cibo, sviluppo economico, salvaguardia dell’ambiente e accesso alla terra”

(qui il trailer http://vimeo.com/34322825)”

Non lasciatevi sfuggire la possibilità di vedere questo documentario autoprodotto e davvero ben fatto, che non troverete nei canali della grande e media distribuzione!

A seguire ci sarà il concerto dell’ Orchestra Rosichiño, che accompagnerà le nostre degustazioni al ritmo dello spaghetti samba.

Vi aspettiamo!

 

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Il primo gennaio il mondo del commercio equo e solidale ha subìto una frattura. Fairtrade Usa è uscita da Fairtrade International per divergenze sulla linea da adottare per lo sviluppo del settore.
L’ente di certificazione, quello cioè che decide se un prodotto può avere il marchio fairtrade, ha visto consumarsi al proprio interno il divorzio tra chi, gli americani, vogliono abbassare le soglie dei criteri per concedere il marchio, in modo da sviluppare il commercio equo e solidale, e chi, Faitrade International, vuole mantenere saldi gli scopi e i princìpi per cui è nata questa particolare forma di commercio.

A spiegarci meglio il nocciolo della questione, in diretta questa mattina all’Antipasto su Radio Città Fujiko, è stato Giorgio Dal Fiume del direttivo di Agices, l’Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale.
Le questioni in campo sono due. Faitrade Usa vuole infatti concedere la certificazione equosolidale non solo a piccole cooperative di contadini, ma anche ad aziende che producono caffè e cacao su latifondi. Una misura che, di fatto, è orientata verso l’apertura a multinazionali come Nestlè e Starbucks.
L’altro punto riguarda la percentuale all’interno di un prodotto ottenuta secondo i criteri equosolidali. L’attuale vincolo è del 20%, mentre Fairtrade Usa punta ad abbassare la soglia al 10%.
“Si tratta di annacquare i princìpi e i valori del commercio equo e solidale”, spiega Dal Fiume, commentando la scelta di Faitrade Usa. Una decisione che ha anche provocato una frattura nel movimento globale che in Italia non è piaciuta.

Dal Fiume tiene però a precisare che ciò non avrà conseguenze sui prodotti e sul movimento in Italia, ma nonostante questo la notizia interroga tutto il settore.
Tra le preoccupazioni, quella di tradire gli scopi per cui è nato il commercio equo e solidale e, tra le righe, anche quella di consentire ad alcune multinazionali di ricostruirsi un’immagine con alcuni prodotti certificati fairtrade.
“Questa scelta degli americani riflette anche un dibattito – prosegue Dal Fiume – da tempo in corso nel mondo dell’equo solidale, che attiene il modello di sviluppo“. L’assemblea italiana continua a ritenere che le forme di produzione stabilite dal commercio equosolidale siano quelle giuste. Non latifondi, quindi, ma piccoli produttori locali. Questo, ovviamente, pone interrogativi su come estendere il mercato, ma per farlo non si può compromettere la natura stessa di questo tipo di commercio.

Quanto alla crisi economica, anche il commercio equo e solidale italiano ne ha risentito, “ma – ci spiega Dal Fiume – meno di molti altri settori merceologici e, complessivamente, rimane in crescita”.

Per ascoltare l’audio dell’intervista vai qui.

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