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Archive for marzo 2012

Il caso ha voluto che venissi a conoscenza dell’esistenza di Devis, un giovanissimo friulano che ha trovato il coraggio di fare ciò che molti di noi si sono detti, hanno pensato di fare e continuano a sognare.
Affrontando né più né meno gli interrogativi che noi ci siamo posti circa gli stili di vita, di consumo e il modello di sviluppo, ha deciso di dare vita ad un ecovillaggio o, per meglio dire, ad un’esperienza che per ora è di eremitaggio decrescente.

La fortuna, va detto, lo ha aiutato: senza i terreni di proprietà dei genitori probabilmente anche lui si troverebbe nella nostra condizione di visionari solamente potenziali.
In ogni caso ha cominciato a coltivare la terra, raccogliere legna per riscaldarsi, allevare galline e vivere in modo sobrio.

Perché citare proprio l’esempio di Devis, con tutti quelli che ci sono in Italia? Per 3 o 4 ragioni che vi vado a spiegare.
La prima è che, leggendo il suo sito, mi è piaciuto tantissimo il suo “stile”. Devis mi è sembrato un ragazzo normalissimo, un po’ idealista come noi e molto autoironico. Non è, detta in altri termini, un invasato integralista e non mi sembra che, per portare avanti le sue idee, sia caduto nel cliché del punkabbestia sporco e puzzolente (si può essere sobri anche lavandosi i piedi…). Non mi è sembrato nemmeno un buonista catto-francescano che vuol mettere su una comunità per pregare o un purista che sale in cattedra per insegnare agli altri come si vive.
Al contrario, mi è piaciuta tantissima l’impostazione “work in progress” che ha dato al suo progetto, ammettendo per primo quali sono le contraddizioni che cerca faticosamente di superare, quali le sconfitte che ha subìto perché, diciamocelo, anche la Decrescita sconta un bel po’ di cose fattibili solo a parole. Un atteggiamento sano e soprattutto umile. Bello.

La seconda cosa che mi ha colpito è l’interrogativo che si pone sul senso di comunità. Devis vive da solo, anche se non esclude in futuro di creare un vero e proprio ecovillaggio. Potrà sembrare eretico, ma condivido che, ad un certo punto, uno senta il peso di dover continuamente motivare altre persone a trovare il coraggio di una scelta del genere e decida di andare avanti da solo. Per citare Finardi: “è normale che ci si sia rotti i coglioni di passare la vita in dibattiti e riunioni”.
Questo, però, non fa del ragazzo friulano un eremita misantropo, ma semplicemente un lupo solitario che si interroga sul senso delle relazioni. Inoltre casa sua e i suoi campi sono aperti a visite e contributi lavorativi.

La terza cosa è che ha pubblicato un libro, che presto mi procurerò (e che metterò in condivisione) in cui descrive la sua esperienza. In un’intervista che gli hanno fatto raccontava anche come non abbia trovato l’appoggio, ad esempio, dei genitori o di molti amici. Questo secondo me è un punto centrale anche per riflettere sui condizionamenti che ostacolano noi tutti nel dare seguito alle nostre idee. Spero che nel libro ne parli o conto di intervistarlo.

L’ultima cosa che ha solleticato il mio interesse è una riflessione sulle forme che possono esistere per esportare il modello proposto dalla Decrescita anche a contesti urbani (e non intendo solo l’orto sul balcone che, francamente, non porta ad alcuna autosufficienza).
Uno dei punti cruciali, a mio avviso, è che dobbiamo studiare delle forme a cui possono accedere tutti o quasi, perché il denaro o l’eredità non possono essere l’unico lasciapassare per stili di vita diversi.

Andate sul sito e cercate notizie sul progetto Pecora Nera. E, se vi va, parliamone.

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L’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna ha approvato all’unanimità una risoluzione che ferma la vendita delle aree agricole demaniali, consentita da uno degli ultimi atti del governo Berlusconi.
L’iniziativa viene dal gruppo Sel-Verdi e in particolare dai consiglieri Gabriella Meo e Gianguido Naldi e, oltre allo stop alla vendita, indica nei giovani gli assegnatari, attraverso contratti di locazione o comodato, dei terreni incolti di proprietà pubblica.

“Non ci piaceva l’idea di vendere terreni agricoli che appartengono a tutta la comunità – spiega la consigliera Meo – e in seguito anche a numerose manifestazioni di interesse di giovani, abbiamo pensato che potesse essere un’iniziativa importante”.
Lo scopo, dunque, è duplice: da un lato garantire una cura e una tutela del territorio che scongiuri il dissesto idrogeologico delle aree collinari e montane, dall’altro lato incentivare il ritorno alla terra dei giovani.

Quest’ultimo aspetto è infatti uno dei più critici. “Viviamo in un territorio – osserva Meo – che per la sua fertilità vede costi della terra molto elevati. Al contempo nel Paese le aziende agricole sono diminuite di un terzo e l’agricoltura sta assumendo forme estensive che penalizzano i piccoli produttori, attenti alla qualità e alla biodiversità.
Dunque spazio ai giovani, attraverso un regolamento che sarà scritto nei prossimi giorni e che vedrà così assegnare a loro terreni spesso incolti del demanio.
Prima, però, sarà opportuno effettuare un censimento dei terreni stessi, strumento non ancora a disposizione degli amministratori.

Qui trovi l’intervista alla consigliera regionale Gabriella Meo.

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