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Archive for the ‘Armadio’ Category

Dobbiamo ammetterlo. Anche se cerchiamo di essere sobrie, di comprare pochi e durevoli indumenti e abbiamo un occhio di riguardo per la provenienza e il materiale dei nostri capi d’abbigliamenti, ció nonostante i nostri armadi sono pieni di vestiti che non mettiamo mai. Acquisti sbagliati, spesso, a volte regali infelici o mutamenti del nostro corpo per i quali i jeans attillati che abbiamo indossato che 10 anni, ahimé non ci entrano piú.

Un po’ per vanitá, un po’ per l’influenza della societá in cui viviamo, ci piace indossare un capo nuovo e ci sentiamo bene avvolte da un nuovo maglione anche se non è nè più bello nè più comodo di quello che abbiamo usato fino al giorno prima. Semplicemente ci piace cambiare e viceversa ci deprimiamo quando guardando l’armadio vediamo sempre i solti vestiti e di fronte alle ante spalancate con un sospiro esclamiamo: “non ho niente da mettermi!”

Ci troviamo quindi combattute: da un lato vorremmo compraci qualcosa di nuovo, dall’altro sappiamo che questo è uno spreco. Conosciamo bene il processo che porta dalla coltivazione alla vendita della nostra maglietta. Sappiamo che i campi di cotone vengono irrorati di insetticidi che inquinano l’ambiente e provocano malattie permanenti a chi lavora nei campi. Sappiamo che la seta proviene da un bruco che viene ucciso prima che possa diventare farfalla e sappiamo quello che succede nelle fabbriche in cui queste materie prime vengono elaborate. Inoltre siamo contrarie all’industria della moda e a tutto ciò che implica: un’immagine della donna svilente, modelle spesso minorenni portate all’anoressia, sfruttamento del lavoro, mercato nero, ecc.

Le più virtuose il problema l’hanno già risolto o non se lo sono mai posto e comprano il giusto indispensabile e lo acquistano in negozi certificati. Per le altre esistono diverse soluzioni che vanno dai mercatini dell’usato all’Asta Tosta!

Da qualche anno tra amiche siamo solite organizzare questa serata. Quando una di noi lo propone, ci ritroviamo a casa sua, e chi vuole, dopo aver accuratamente ravanato nell’armadio, porta quei vestiti che, per un motivo o per l’altro, non usa più. Successivamente, tra vino, birra, tisane e generi di conforto, ciascuna a turno mostra al pubblico interessato e divertito i suoi capi di abbigliamento. Chi vuole portarsi a casa qualcosa non deve fare altro che alzare la mano.

Così ci liberiamo di quei capi che non usiamo più da anni ma che non avevamo il coraggio di buttare, portiamo a casa nuovi vestiti che per il momento ci soddisfano e, nel frattempo, ci siamo fatte grasse risate nel vedere certi capi anni ’80 che qualcuna pazientemente ha conservato e qualcun’altra arditamente si è portata a casa.

Quello che avanza (c’è sempre qualcosa che nessuna vuole) quando riusciamo a stabilire dei contatti lo doniamo a delle associazioni, altrimenti verrà riportato a casa e riproposto alla prossima Asta Tosta.

Perlopiù si scambiano vestiti, ma non solo; ognuno porta ciò che vuole donare.

Non siamo certo nè le uniche nè le prime ad aver avuto questa idea, alcuni centri sociali propongono eventi simili, come per l’esempio la LiberaOfficina a Modena.

L’aspetto più bello di queste iniziative è che non si tratta necessariamente di uno scambio. Nelle nostre AsteToste così come nei mercatini di libero scambio alla LiberaOfficina, si può non portare niente e tornare a casa con un sacco pieno di ropa, ugualmente si possono portare vagonate di cose e tornare a casa a mani vuote, se il nostro scopo era proprio quello di fare un pò di spazio nell’armadio.

Ecco un modo economico, etico e divertente di fare shopping!

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Senza sapone

Circa un anno fa iniziai ad informarmi sulle sostanze presenti nei prodotti per il corpo (saponi, shampoo, deodoranti, ecc) nocive all’ambiente e al nostro stesso corpo. Mi misi quindi alla ricerca di un sapone che non contenesse sostanze inquinanti e che fosse totalmente naturale. Volevo evitare anche i saponi fatti in casa, perchè anch’essi contengono soda caustica e sono, quindi, inquinanti e non totalmente naturali.
Passeggiando per Bologna, entrai in un negozio di prodotti artigianali ed erboristi per l’igiene personale, tale Barbalbero, in via Broccaindosso. Chiedendo consiglio all’erborista, un personaggio degno di nota che vi consiglio di andare a trovare appena potete, mi sono sentita rispondere che non esistono saponi che non siano, almeno in parte, inquinanti e che i saponi fatti in casa sono spesso peggiori di quelli che si comprano, perché più aggressivi sulla pelle. Gli chiesi quindi cosa mi consigliava. Lui mi disse di non usare nulla oltre all’acqua e all’asciugamano. Il sapone, a suo avviso, è del tutto superfluo, anzi nocivo, mentre una buona detersione passa attraverso una frizione sotto il getto dell’acqua corrente e finisce con una asciugatura meticolosa con un asciugamano ben pulito.
Chiaramente mi lasciai subito affascinare dall’idea, uscii dal negozio senza comprare nulla (ma come fa a campare Barbalbero se lui stesso dice ai clienti che i suoi prodotti sono inutili, nonché nocivi?!) e da allora decisi di sperimentare questo metodo così primitivo e allo stesso tempo rivoluzionario.
In quel periodo avevo appena incominciato il mio nuovo lavoro, la professoressa, un lavoro quindi a contatto quotidiano con ragazzi i quali, come ben sapete, non aspettano altro che cogliere la prof in difetto, per potersi fare due risate. Il pensiero quindi di presentarmi in classe con l’ascella puzzolente non mi allettava, né tanto meno farmi la fama tra i colleghi della puzzona frikkettona. Ad ogni modo la voglia di sperimentare era più forte della paura di fare una brutta figura.
Le prime settimane sono state piuttosto imbarazzanti, con pausa tra un’ora di lezione e l’altra per correre in bagno a lavarmi le ascelle. Ma ho resistito. In questo primo periodo utilizzavo come deodorante il bicarbonato, mettendone un pizzico dopo la doccia.
Passate alcune settimane, la situazione è decisamente migliorata, ho perfino smesso di usare il bicarbonato e l’ho sostituito con una miscela di acqua con alcune gocce di estratto di agrumi. Dopo alcuni mesi ho smesso di usare anche questo deodorante, perché non ne sentivo il bisogno né i benefici quando lo utilizzavo. Ora mi lavo col sapone soltanto in momenti eccezionali, ad esempio quando sono tornata dalle vacanze, dopo un mese di igiene più che approssimativa, o dopo due giorni di campeggio e di bagordi, insomma quando mi sento veramente sporca.
Questa è la mia esperienza, non so se funzioni per tutti, probabilmente dipende anche dal lavoro che si svolge, da quanto si suda ecc. Ad ogni modo provare non costa nulla, al massimo avrete più spazio attorno a voi in autobus.

Un bacio
Anna

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Il 2 settembre il nostro eroe Curru (leggi Alessandro Canella) scriveva:

“Cari amici, ma soprattutto care amiche,

nella mia condizione di mosca bianca (meglio rossa), mi rincuora sapere che esistete e che, come me, provate una forte repulsione per questo sistema socio-economico. Mi rincuora anche sapere che stiamo cercando, ognuno per proprio conto, di adottare pratiche e stili di vita diversi da quello dominante e che, se vogliamo proprio usare una definizione, possono ascriversi alla decrescita, alla transizione, all’autosufficienza.

Non so se i percorsi di ciascuno di noi viaggeranno di pari passo, se si incroceranno e avranno destini comuni. Non so se creeremo un ecovillaggio o una comune in cui si praticherà il sesso libero o se finiremo a fare i banchieri e voteremo Udc o Pd (che tanto è uguale).
Come ho già detto a qualcuno di voi, mi piacerebbe tanto creare occasioni di confronto e di discussione su questi temi e cercherò di farlo. Nel frattempo però (ecco il motivo di questa mail) vi voglio fare una proposta.

L’idea che mi è venuta è di creare un blog comunitario e collettivo (sì, come la scrittura collettiva di Wu Ming… “bella vecchio, mio cugino conosce uno dei Wu Ming ma non si ricorda il numero!”), in cui ciascuno di noi descriva le proprie esperienze di decrescita. Metodi di conservazione dei cibi, tecniche di realizzazione di oggetti/vestiti, ricette biologiche, itinerari per turismo responsabile, creazione di vibratori artigianali, autoerotismo senza bistecche nel termosifone, cazzi e mazzi…
Io me l’immaginavo come un blog molto pratico diversi motivi che vi vado ad elencare:
1- si fa un gran parlare di queste cose, ma la maggior parte delle persone non sa fare un cazzo. Penso che sia più facile persuadere una persona dimostrandole che si può fare da sola la marmellata, piuttosto che con pistolotti eterni sul prodotto interno lordo, ecc…
2- il mondo è brutto e fa schifo, Berlusconi è al governo, l’Italia non ha vinto i mondiali e Giovanni Rana infanga il nome della cucina emiliana. Son cose che ciascuno di noi sa, convinzioni che abbiamo con diverse sfumature e che forse è il caso di confrontare di persona. In altre parole non mi piace l’idea di un blog-sfogatoio, ma preferisco quella di un blog propositivo.
3- uno spazio virtuale offre il vantaggio di bypassare i casini, gli impegni, il poco tempo di ciascuno di noi. In questo modo non devo aspettare il prossimo corso di cucito tantrico se me lo sono perso perchè ero al lavoro. Inoltre quegli stessi contenuti possono essere fruiti da gente che si vuole avvicinare a questo mondo ma non sa da dove cominciare.
4- se la cosa funziona potrebbe diventare un interessante esperimento.

Ancora poche righe e ho finito.
Se l’idea vi piace potremmo aprire un blog su una piattaforma che consenta l’inserimento di notizie da diversi utenti, in modo che se vengo folgorato da una ricetta di zucca della Mari io possa chiedere a lei maggiori informazioni senza rompere i coglioni a Mattia che non sa nemmeno come è fatta una zucca.
Che ne dite?

Vi voglio bene.
Curru

Questa è stata la scintilla iniziale alla quale hanno seguito Millemila Mail e una riunione mooolto fruttuosa che vi riassumo in poche righe:

  • tutti parlavano di tutto contemporaneamente
  • tutti erano daccordo su tutto
  • nessuno era daccordo con nessuno

Alla fine è uscito che il blog si sarebbe chiamato Pastamadre, ma quando abbiamo verificato chi avesse proposto il nome nessuno si è fatto avanti… mah!

non è ben chiaro che cosa scriveremo ma sicuramente lo scriveremo seguendo questi criteri:

non chiedete cosa significhi il criterio “asparagi” perchè neanche noi lo sappiamo.

tante altre cose sono state dette, ma leggendo il blog ci faremo un idea di cosa diventerà questo spazio.

per ora è tutto

Federico

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