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Archive for the ‘Dispensa’ Category

Quando cerco ricette vegane o consigli sull’autoproduzione, uno dei siti che leggo è quello di Erbaviola: donna che sa il fatto suo e difende le sue idee con forza e intelligenza, grande dispensatrice di consigli non solo culinari. Ha pubblicato diversi libri, tra cui l’ultimo “Scappo dalla città”, che, come recita il sottotitolo, è un manuale pratico di downshifting (ancora non l’ ho letto). Ho scoperto da poco che è stata contattata dalla redazione di Geo&Geo, programma in onda su Rai Tre ( chi non lo conoscesse, può andare qui) e finora ha fatto interventi molto interessanti per chi si occupa o familiarizza o simpatizza con l’autoproduzione: come coltivare le patate e lo zenzero nei sacchi di tela, come fare un sapone da lavatrice (sia solido che liquido) partendo dalle saponette di marsiglia, come fare un’ottima maschera per capelli o una bevanda che aiuti a ripulire l’intestino partendo dai semi di lino. Se siete interessati trovate le puntate qui.

Buona visione e buona autoproduzione!

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Autarchia/Utopia?

Carissimi,

è arrivata l’estate, che significa per qualcuno vacanze, per altri solo lavorare col caldo, per altri ancora significa confrontarsi con la produttività dell’orto, che come si sa, in questo periodo esplode in tutta la sua generosità.

Oggi ho fatto la conserva con le prime due cassette stracolme di pomodori: non so bene quantificarne il peso,  ma credo fossero intorno ai 15 kg l’una.
Ho lavorato dalle 11 di mattina alle 9 di sera – certo, non in maniera continuativa, ci sono tempi morti obbligati in questa trasformazione, come quello della bollitura dei pomodori, il tempo di scolo dall’acqua e di nuovo il tempo di bollitura delle bottiglie una volta riempite. Il risultato sono state circa una decina di bottiglie di conserva, di varie dimensioni… diciamo quindi meno di una decina di litri di prodotto.

La mia domanda di stasera è: ne è valsa la pena? Onestamente non lo so. Se le avessi dovute vendere e avessi chiesto, come certe biocooperative, 2€ al litro, ne avrei ricavato a malapena 20€. Certo, non lo si fa per il denaro, ma per la genuinità dei prodotti e via dicendo. Certo. Dall’altro lato mi dico: c’è già chi lo fa di mestiere, al posto mio, di fare dei prodotti genuini e biologici. E che di sicuro gode di un’economia di scala maggiore della mia.
Quanto mi sarebbe costato comprarli da loro? Avrei avuto comunque prodotti di qualità e mi sarei anche resa conto che li avrei pagati – piu’ o meno – il giusto prezzo.
E qualcuno contesterebbe: vuoi mettere la soddisfazione? Bah. Non mi pare un buon motivo.

Ho passato un’estate a fare marmellate, ed ora le conserve. Ma che valore effettivo do a questi prodotti? Voglio dire: mi approccio a loro con spirito “autarchico” – ovvero, cercando di utilizzarli il piu’ possibile, di strutturare menù e pasti intorno ai prodotti messi via durante l’estate, preferendoli ad altri più sfiziosi e più a buon mercato nei normali supermarket, ma meno genuini – oppure con un fare più radicalchic? Il fare di chi si sbatte per giornate a metter via melanzane, pomodori, pesto e fiori di malva, ma che si rende conto che poi, questo lavoro per tirarsi fuori dal mercato, ha un impatto molto limitato sulla propria economia, perchè si cade con molta nonchalance nel continuo acquisto di alimentari di cui si potrebbe fare a meno, solo per soddisfare un voglino, un desiderio generato magari da una frustrazione… e anche qualora non si tratti di questo, il confronto coi prezzi del mercato – anche quello bio – non regge la quantificazione dello sbattimento.

Di sicuro un briciolo di autarchia fa bene a tutti,  ci fa capire il valore delle cose, quanto tempo di voglia per far maturare uno zucchino, quanti insetti vogliano mangiarsi la tua melanzana, quanto sia difficile la scelta del biologico, soprattutto se intorno a te tutti usano insetticidi e il tuo piccolo oritcello è visto come un’oasi di cibo da afidi e cimici…
Ma al di là di questo, qual è il senso delle nostre autarchie, piccole o grandi che siano? Un vezzo o l’inizio di un cammino di indipendenza che, per essere davvero tale, non può fare a meno di ampliarsi ancora e ancora? O magari una terza risposta, che al momento non mi sovviene…

 

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Vi segnalo questa iniziativa che si terrà la sera di giovedì 16 dicembre a Bentivoglio (Centro Sociale il Mulino, Piazza Pizzardi 19) e, più che altro, vorrei sottoporre alla vostra attenzione il progetto che verrà presentato in quella occasione. (cliccami per vedere volantino)

Si tratta di un’idea diversa di spesa che mira a raggiungere tre risultati: il risparmio, la solidarietà ed il sostengo. Oltre, aggiungerei, al risultati più classico: mettere delle cose nel nostro frigo e nelle nostre dispense.

Spesa utile è un progetto organizzato e gestito da una rete di cooperative sociali per il commercio di prodotti (alimentari e non) che vengono acquistati da produttori situati al massimo nel raggio di 100 km, distribuiti sul territorio dalle stesse cooperative impiegando personale svantaggiato e consegnati presso le c.d. unità d’ordine, cioè centri di raccolta dove il cliente finale già si reca per le proprie esigenze di vita (scuole, condomini, centri sportivi).

Dunque, si risparmia perchè vengono saltati una serie di intermediari (e si risparmia tempo, benzina e i 50 centesimi del carrello che di solito si tiene il ragazzo che lo riporta indietro), si aiutano esperienze lavorative di integrazione e si sostengono altri progetti grazie alla quota di ricavo che rimane nelle mani delle cooperative.

A questo potremmo anche aggiungere il sostegno alle economie locali… si potrebbe forse obiettare che questo va a svantaggio dei produttori del terzo mondo, ma credo che integrando questa buona prassi con l’altra buona abitudine di acquistare prodotti dell’equo e di libera… beh si può certamente arrivare ad una buona mediazione… e poi i 50 centesimi al ragazzo migrante davanti alla coop glieli possiamo portare lo stesso.

Se qualcuno ci va mi faccia un fischio. Se io e Leonard non siamo impegnati in qualche stravagante avventura dovremmo esserci.

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Si sono svolte (come anticipavo qui) le Giornate Europee contro lo Spreco.
Nell’evento italiano (e in particolare bolognese) è stato illustrato anche il “Libro Nero sullo spreco agroalimentare in Italia“, scritto e curato da Andrea Segrè e Luca Falasconi, rispettivamente preside e ricercatore della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna ed inventori del Last Minute Market.
I dati, come era facile prevedere, sono impressionanti. Cerco di sintetizzarveli.

7.775.586 sono le tonnellate di frutta e verdura che vengono buttate in un anno solo in Italia. Una quantità che sfamerebbe una nazione grande come la Spagna o la stessa Italia e che invece alimenta solo i cassonetti dei rifiuti, prima, e gli inceneritori che anneriscono i nostri polmoni, poi.
Parte di questi prodotti rimane nei campi, perché non è conveniente raccoglierla. Parte viene scartata dall’industria, perché se una pera è grande solo dieci centimetri o una patata ha l’insopportabile peso di un chilo e mezzo non sono adatte al mercato.
Un’altra parte viene sprecata dal supermercato, perché magari nel tragitto la confezione del prodotto si è un po’ ammaccata o perché mancano pochi giorni alla scadenza ufficiale, o ancora perché la buccia di quel frutto ha delle macchioline dovute alla grandine.
Poi ci siamo noi consumatori. E’ stato calcolato che sono poco più di 500 euro di spesa all’anno che ogni famiglia butta nel cestino dei rifiuti.

In termini percentuali è possibile fare una hit parade dei prodotti più sprecati.
Al settimo posto troviamo i surgelati, di cui un 2% viene buttato.
Al sesto posto lo scatolame, di cui viene sprecato il 3%.
In quinta posizione la cosiddetta quarta gamma, ovvero insalate e verdure imbustate: il 6% va inesorabilmente in malora.
Il 10% degli affettati finisce nel cassonetto. E questo era il quarto posto.
Al terzo troviamo frutta e verdura sfuse, di cui si spreca il 17%.
Il secondo posto è occupato dal pane al 20%.
In cima alla classifica troviamo i prodotti freschi come latte, uova, carne, mozzarelle, yogurt. Il 40% di questi prodotti non finirà mai nel nostro intestino.

Ora un po’ di dati positivi.
La sola Coop Adriatica, nel 2009, grazie al Last Minute Market, ha sfamato 4000 persone.
E’ stato calcolato che con i soli 52 progetti attivati dal Last Minute Market si possono sfamare più di 30.000 persone.

Nel corso dell’iniziativa bolognese, inoltre, è stato offerto un pranzo realizzato solo con i prodotti di scarto. Qualche redattore di questo blog ha partecipato e potrebbe dirci com’era.

Per ascoltare l’intervista che ho realizzato a Luca Falasconi, curatore del libro nero, andate qui.

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Il 2 settembre il nostro eroe Curru (leggi Alessandro Canella) scriveva:

“Cari amici, ma soprattutto care amiche,

nella mia condizione di mosca bianca (meglio rossa), mi rincuora sapere che esistete e che, come me, provate una forte repulsione per questo sistema socio-economico. Mi rincuora anche sapere che stiamo cercando, ognuno per proprio conto, di adottare pratiche e stili di vita diversi da quello dominante e che, se vogliamo proprio usare una definizione, possono ascriversi alla decrescita, alla transizione, all’autosufficienza.

Non so se i percorsi di ciascuno di noi viaggeranno di pari passo, se si incroceranno e avranno destini comuni. Non so se creeremo un ecovillaggio o una comune in cui si praticherà il sesso libero o se finiremo a fare i banchieri e voteremo Udc o Pd (che tanto è uguale).
Come ho già detto a qualcuno di voi, mi piacerebbe tanto creare occasioni di confronto e di discussione su questi temi e cercherò di farlo. Nel frattempo però (ecco il motivo di questa mail) vi voglio fare una proposta.

L’idea che mi è venuta è di creare un blog comunitario e collettivo (sì, come la scrittura collettiva di Wu Ming… “bella vecchio, mio cugino conosce uno dei Wu Ming ma non si ricorda il numero!”), in cui ciascuno di noi descriva le proprie esperienze di decrescita. Metodi di conservazione dei cibi, tecniche di realizzazione di oggetti/vestiti, ricette biologiche, itinerari per turismo responsabile, creazione di vibratori artigianali, autoerotismo senza bistecche nel termosifone, cazzi e mazzi…
Io me l’immaginavo come un blog molto pratico diversi motivi che vi vado ad elencare:
1- si fa un gran parlare di queste cose, ma la maggior parte delle persone non sa fare un cazzo. Penso che sia più facile persuadere una persona dimostrandole che si può fare da sola la marmellata, piuttosto che con pistolotti eterni sul prodotto interno lordo, ecc…
2- il mondo è brutto e fa schifo, Berlusconi è al governo, l’Italia non ha vinto i mondiali e Giovanni Rana infanga il nome della cucina emiliana. Son cose che ciascuno di noi sa, convinzioni che abbiamo con diverse sfumature e che forse è il caso di confrontare di persona. In altre parole non mi piace l’idea di un blog-sfogatoio, ma preferisco quella di un blog propositivo.
3- uno spazio virtuale offre il vantaggio di bypassare i casini, gli impegni, il poco tempo di ciascuno di noi. In questo modo non devo aspettare il prossimo corso di cucito tantrico se me lo sono perso perchè ero al lavoro. Inoltre quegli stessi contenuti possono essere fruiti da gente che si vuole avvicinare a questo mondo ma non sa da dove cominciare.
4- se la cosa funziona potrebbe diventare un interessante esperimento.

Ancora poche righe e ho finito.
Se l’idea vi piace potremmo aprire un blog su una piattaforma che consenta l’inserimento di notizie da diversi utenti, in modo che se vengo folgorato da una ricetta di zucca della Mari io possa chiedere a lei maggiori informazioni senza rompere i coglioni a Mattia che non sa nemmeno come è fatta una zucca.
Che ne dite?

Vi voglio bene.
Curru

Questa è stata la scintilla iniziale alla quale hanno seguito Millemila Mail e una riunione mooolto fruttuosa che vi riassumo in poche righe:

  • tutti parlavano di tutto contemporaneamente
  • tutti erano daccordo su tutto
  • nessuno era daccordo con nessuno

Alla fine è uscito che il blog si sarebbe chiamato Pastamadre, ma quando abbiamo verificato chi avesse proposto il nome nessuno si è fatto avanti… mah!

non è ben chiaro che cosa scriveremo ma sicuramente lo scriveremo seguendo questi criteri:

non chiedete cosa significhi il criterio “asparagi” perchè neanche noi lo sappiamo.

tante altre cose sono state dette, ma leggendo il blog ci faremo un idea di cosa diventerà questo spazio.

per ora è tutto

Federico

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