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Il caso ha voluto che venissi a conoscenza dell’esistenza di Devis, un giovanissimo friulano che ha trovato il coraggio di fare ciò che molti di noi si sono detti, hanno pensato di fare e continuano a sognare.
Affrontando né più né meno gli interrogativi che noi ci siamo posti circa gli stili di vita, di consumo e il modello di sviluppo, ha deciso di dare vita ad un ecovillaggio o, per meglio dire, ad un’esperienza che per ora è di eremitaggio decrescente.

La fortuna, va detto, lo ha aiutato: senza i terreni di proprietà dei genitori probabilmente anche lui si troverebbe nella nostra condizione di visionari solamente potenziali.
In ogni caso ha cominciato a coltivare la terra, raccogliere legna per riscaldarsi, allevare galline e vivere in modo sobrio.

Perché citare proprio l’esempio di Devis, con tutti quelli che ci sono in Italia? Per 3 o 4 ragioni che vi vado a spiegare.
La prima è che, leggendo il suo sito, mi è piaciuto tantissimo il suo “stile”. Devis mi è sembrato un ragazzo normalissimo, un po’ idealista come noi e molto autoironico. Non è, detta in altri termini, un invasato integralista e non mi sembra che, per portare avanti le sue idee, sia caduto nel cliché del punkabbestia sporco e puzzolente (si può essere sobri anche lavandosi i piedi…). Non mi è sembrato nemmeno un buonista catto-francescano che vuol mettere su una comunità per pregare o un purista che sale in cattedra per insegnare agli altri come si vive.
Al contrario, mi è piaciuta tantissima l’impostazione “work in progress” che ha dato al suo progetto, ammettendo per primo quali sono le contraddizioni che cerca faticosamente di superare, quali le sconfitte che ha subìto perché, diciamocelo, anche la Decrescita sconta un bel po’ di cose fattibili solo a parole. Un atteggiamento sano e soprattutto umile. Bello.

La seconda cosa che mi ha colpito è l’interrogativo che si pone sul senso di comunità. Devis vive da solo, anche se non esclude in futuro di creare un vero e proprio ecovillaggio. Potrà sembrare eretico, ma condivido che, ad un certo punto, uno senta il peso di dover continuamente motivare altre persone a trovare il coraggio di una scelta del genere e decida di andare avanti da solo. Per citare Finardi: “è normale che ci si sia rotti i coglioni di passare la vita in dibattiti e riunioni”.
Questo, però, non fa del ragazzo friulano un eremita misantropo, ma semplicemente un lupo solitario che si interroga sul senso delle relazioni. Inoltre casa sua e i suoi campi sono aperti a visite e contributi lavorativi.

La terza cosa è che ha pubblicato un libro, che presto mi procurerò (e che metterò in condivisione) in cui descrive la sua esperienza. In un’intervista che gli hanno fatto raccontava anche come non abbia trovato l’appoggio, ad esempio, dei genitori o di molti amici. Questo secondo me è un punto centrale anche per riflettere sui condizionamenti che ostacolano noi tutti nel dare seguito alle nostre idee. Spero che nel libro ne parli o conto di intervistarlo.

L’ultima cosa che ha solleticato il mio interesse è una riflessione sulle forme che possono esistere per esportare il modello proposto dalla Decrescita anche a contesti urbani (e non intendo solo l’orto sul balcone che, francamente, non porta ad alcuna autosufficienza).
Uno dei punti cruciali, a mio avviso, è che dobbiamo studiare delle forme a cui possono accedere tutti o quasi, perché il denaro o l’eredità non possono essere l’unico lasciapassare per stili di vita diversi.

Andate sul sito e cercate notizie sul progetto Pecora Nera. E, se vi va, parliamone.

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L’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna ha approvato all’unanimità una risoluzione che ferma la vendita delle aree agricole demaniali, consentita da uno degli ultimi atti del governo Berlusconi.
L’iniziativa viene dal gruppo Sel-Verdi e in particolare dai consiglieri Gabriella Meo e Gianguido Naldi e, oltre allo stop alla vendita, indica nei giovani gli assegnatari, attraverso contratti di locazione o comodato, dei terreni incolti di proprietà pubblica.

“Non ci piaceva l’idea di vendere terreni agricoli che appartengono a tutta la comunità – spiega la consigliera Meo – e in seguito anche a numerose manifestazioni di interesse di giovani, abbiamo pensato che potesse essere un’iniziativa importante”.
Lo scopo, dunque, è duplice: da un lato garantire una cura e una tutela del territorio che scongiuri il dissesto idrogeologico delle aree collinari e montane, dall’altro lato incentivare il ritorno alla terra dei giovani.

Quest’ultimo aspetto è infatti uno dei più critici. “Viviamo in un territorio – osserva Meo – che per la sua fertilità vede costi della terra molto elevati. Al contempo nel Paese le aziende agricole sono diminuite di un terzo e l’agricoltura sta assumendo forme estensive che penalizzano i piccoli produttori, attenti alla qualità e alla biodiversità.
Dunque spazio ai giovani, attraverso un regolamento che sarà scritto nei prossimi giorni e che vedrà così assegnare a loro terreni spesso incolti del demanio.
Prima, però, sarà opportuno effettuare un censimento dei terreni stessi, strumento non ancora a disposizione degli amministratori.

Qui trovi l’intervista alla consigliera regionale Gabriella Meo.

Carissim*

sabato 3 marzo dalle 18 in poi

siete tuti invitati a San Giorgio di Piano all’evento

“Spegni la luce, accendi la piazza”

una festa con musica dal vivo, giocoleria infuocata, vin brulè e fiabe intorno al fuoco per ricordarci in maniera festosa quanto faccia bene al pianeta spegnere ogni tanto la luce.

 Vi aspettiamo numeros* e vi preghiamo di diffondere la notizia!

In perfetta sintonia con il post precedente, osservando anche io i volatili che disperati si aggirano per le campagne o si riuniscono sugli alberi di fronte a casa, ferocemente cigolanti alla ricerca di cibo, ieri ho preparato dei piccoli ristori, da seminare in giro per i davanzali ed il balcone, nella speranza che gli uccellini della zona se ne servano. E’ vero infatti, che serve un po’ di tempo prima che le creaturine prendano confidenza con un posto e lo riconoscano come sicuro e affidabile.

Ecco qui la mia ricetta:
prendete dei frutti, anche marciulenti, che avete in casa (a me capita spesso di scordarmi di una mela o un mandarino che stanno andando a male), e tagliateli a metà, ponendoli su un vassoio. Trapassateli con degli stuzzicadenti più o meno lunghi, serviranno come base di appoggio per gli uccellini e per appendere il frutto.

Poi preparate un composto fatto di:
– semi di vario tipo (io avevo a disposizione sesamo, psillio, semi di girasole, semi di lino)
– un po’ di farina di mais
– bucce tritate di formaggio
– frutta disidratata (uvetta, mela, albicocca)
– burro o margarina o olio di semi
– miele o malto
Mescolate il tutto con le mani in modo che venga un composto bello appiccicoso. Cospargete di miele o di malto abbondanti la superficie del frutto e successivamente prendete piccole dosi del composto, attaccandolo sul frutto.
Prendete dello spago e annodatelo alle estremità degli stuzzicadenti, in modo che i piccoli ristori si possano appendere.

Nascondetevi bene dietro la finestra e aspettate che un passerotto o una cinciallegra facciano capolino alla ricerca di semi.

In inverno per gli uccelli diventa molto difficile procacciarsi il cibo, soprattutto quando l’accesso al terreno, dove becchettano alla ricerca di semi o insetti, è reso impossibile dalle straordinarie nevicate di questi giorni.

Da qualche tempo avevo iniziato a lasciare sopra i due davanzali della cucina le briciole di pane cadute dal tagliere. I primi tempi quelle minuscole scagliette  restavano lì, nessun uccellino sembrava essere interessato a questa improvvisa manna dal cielo. Pazientavo. Avevo letto da qualche parte che bisognava aspettare un po’ perchè questo “dono” venisse scoperto, ma una volta che le cinciallegre e i fringuelli si fossero posati sui vostri davanzali,  balconi, o giardini, se ne sarebbero ricordati. E così è stato: da un paio di settimane è un continuo via vai di uccellini colorati, che ad orari quasti fissi (metà mattinata e primo pomeriggio) vengono a banchettare sui nostri davanzali.

Mentre lavoro al computer sul tavolo della cucina, è un piacere vederli svolazzare davanti ai vetri, posarsi e rifornirsi di cibo con gesti veloci e scattanti. Da alcuni giorni le cinciallegre cantano quando vengono a trovarci, così, se sono assorta nella lettura di un libro, al sentire quel cinguettio alzo la testa ed eccolo lì, il piccolo volatile dal petto giallo, la testa nera e le guance bianche, che si ferma giusto il tempo di raccogliere qualche briciola o seme, dà una veloce sbirciatina dentro la casa (o almeno così mi sembra) e vola via.
[Nella foto potete ammirare il fringuello che curiosa in casa]

Oggi mia sorella, che ama e studia gli animali, mi ha fatto sapere che  per questi nuovi frequentatori di Casa Bondanello le briciole di pane bianco sono sconsigliate, perchè possono abbassare le loro difese immunitarie. Cibo ottimale sono invece arachidi non salate, semi di girasole e semi vari, panico, margarina e altri grassi, muslei integrale e con semi, uvetta, fichi secchi.

Il cibo va lasciato in luoghi non accessibili a cani e gatti, quindi su davanzali alti, balconi, oppure si può appendere  direttamente ai rami degli alberi mediante idee molto semplici, come quella dei fili di arachidi, che potete trovare qui.

Sappiate però che questi accorgimenti vanno utilizzati esclusivamente nel periodo invernale, perchè in primavera ed estate gli adulti devono insegnare ai piccoli a procurarsi il cibo da soli e il nostro aiuto potrebbe compromettere l’indipendenza futura delle nidiate.

In questi giorni freddi, se avrete voglia di aiutarli, forse vi appassionerete a loro come sta succedendo a me, che durante le nevicate più intense, attraverso il vetro, nel caldo della mia cucina, li osservavo andare e venire alla ricerca di cibo. La forza e l’ostinazione di questi piccoli esserini mi ha colpita molto. Eh sì, so che da che il mondo è mondo gli uccelli combattono per la sopravvivenza durante le stagioni invernali, non vi sto raccontando nulla di nuovo o sensazionale, ma come accade un po’ per tutte le cose, anche quelle più semplici possono apparirci grandi rivelazioni, se ci coinvolgono in prima persona.

Neve e downshifting

Oggi in provincia di Modena nevica. Tantissimo.
Posso dichiarare di essere una privilegiata: questa mattina vista la strada ricoperta da una coltre di neve, ho pensato che fosse troppo complicato prendere la macchina e raggiungere la stazione e aspettare un treno che chissà se sarebbe arrivato, per andare a lavorare. Ecco ho pensato che non valesse la pena rischiare slittamenti di gomme e scivoloni sul sale dato male, solo per andare a lavorare. Non che non ci abbia provato, mi sono anche svegliata molto presto. Forse sono una fannullona demotivata, forse avevo solo una gran voglia di godermi tutta ‘sta neve. E così mi ritrovo in questo downshifting un po’ forzato, un po’ voluto. Perchè a volte è un diritto sacrosanto prendersela con calma.

“Downshift” è un verbo molto bello che usano gli anglosassoni, difficile da tradurre in modo letterale in italiano. Il downshift è un vero e proprio stile di vita, che implica il fatto di rinunciare a tutta una serie di vicissitudini e, se vogliamo, anche soddisfazioni lavorative, ma che sono anche fonte di stress, per recuperare tempo per i propri interessi e il proprio benessere. Per farvi un esempio qui trovate il decalogo base di un aspirante downshifter. Nella pratica consiste nel rimetterci dal punto di vista economico e guadagnarci in relazioni e salute. Semplice da spiegare e da capire, difficile da applicare, perchè oramai siamo diventate delle bestie da soma telecomandate, e spesso ci definiamo in base a quanto possediamo, e quello che ci fa stare bene ce lo scordiamo. Ecco io oggi mi dichiaro una downshifter, chè almeno 8 punti su 10 del decalogo li ho soddisfatti.

Questa mattina, dopo il tentativo fallito di arrivare a Castelfranco, mi sono fermata infreddolita sulla soglia di casa, come per entrare. In verità alla vista di tutto quel biancore, ho pensato che sarebbe stato più saggio infilarsi i moon boot (adoro indossare quelle babbucce informi di gommapiuma) e godersi il piacere di una bella passeggiata mattutina.
Leggera e spensierata mi sono incamminata per la mia via, direzione campagna, con l’intento anche di andare a salutare il contadino che settimanalmente mi rifornisce di verdura bio

E mentre camminavo ho fatto un sacco di riflessioni.

Che gli avvenimenti straordinari, tipo una nevicata abbondante, costringono tutti a rallentare il ritmo, a rivedere i propri programmi, a cancellare gli impegni, a prendersela un po’ più easy, a concentrarsi sulle cose che più piacciono, almeno per un giorno. Secondo me è utile sfruttare questi momenti, per ridefinire i proprio obiettivi, e cosa è importante veramente:

che la gente stamattina era sorridente e salutava: ecco mentre zompettavo amabilmente tra la neve fresca, tutta la gente fuori a spalare la neve, a disseppellire la macchina, al mio passaggio, allargava la bocca, mostrando i denti bianchi in un piacevole sorriso pieno di complicità e, con un cenno, salutava. Sicuramente tanti di loro erano downshifter occasionali;

che voglio vivere in campagna/montagna tutta la vita: stamattina sono stata il primo essere umano a mettere piede nella campagna più prossima al paese dopo la nevicata. La neve in faccia a paralizzare gli zigomi in un’espressione ebete, il bianco accecante, mi hanno fatto camminare ad occhi chiusi per un po’, concentrandomi sui miei passi e sul silenzio attorno. Nei cespugli circostanti, fagiani che vi avevano trovato rifugio, al mio passaggio se ne volavano via spaventati con un frastuono di ali e cinguettii,  e, a parte loro, tutt’ intorno la terra e il cielo a confondersi in un orizzonte bianco e grave, ancora carico di neve. Un’atmosfera chiara e densa allo stesso tempo che rendeva ovattati non solo i contorni delle cose, ma anche i miei pensieri e la mia percezione del mondo;

che, come ha detto il mio contadino di fiducia, la natura ha pianificato tutto: perchè nevicherà e gelerà, ma la neve proteggerà il frumento, che quando sgelerà sarà pronto per germogliare. Agronomia spicciola, ma pur sempre di grande effetto per una dilettante dell’orto come me;

che amo la neve follemente e che al più presto mi dovrò dotare di ciaspole;

che domani, mica lo so se ci torno a lavorare.

Cari tutti e care tutte,

domenica 15 gennaio dalle 18 in poi in piazza Indipendenza a San Giorgio di Piano (BO), presso l’edificio di fianco alla Biblioteca Comunale ci sarà l’ APERIBIOTICO – l’aperitivo biologico che vi farà passare i malanni di stagione, organizzato dall’associazione Fermenti, un’iniziativa che vi offrirà non solo cibo e vino biologico, ma anche due momenti assolutamente da non perdere.
Il primo è alle 18.30 con la proiezione del documentario “Genuino Clandestino“:

Decine di coltivatori, allevatori, pastori e artigiani si uniscono nell’attacco alle logiche economiche e alle regole di mercato cucite sull’agroindustria, per difendere la libera lavorazione dei prodotti, l’agricoltura contadina, l’immenso patrimonio di saperi e sapori della terra.
Da questa rete nasce la campagna “Genuino Clandestino”, con donne e uomini da ogni parte d’Italia che si autorganizzano in nuove forme di resistenza contadina.
Mentre la burocrazia bandisce dal mercato migliaia di piccoli produttori, il consumatore continua a subire, spesso inconsapevolmente, modelli di produzione del tutto inadeguati a garantire genuinità ed affidabilità dei cibi.
Attraverso il lavoro, le situazioni e le voci dei contadini “clandestini”, insu^tv racconta questa campagna, semplice nel suo messaggio, ma determinata nelle sue forme, insieme alle implicazioni in materia di democrazia del cibo, sviluppo economico, salvaguardia dell’ambiente e accesso alla terra”

(qui il trailer http://vimeo.com/34322825)”

Non lasciatevi sfuggire la possibilità di vedere questo documentario autoprodotto e davvero ben fatto, che non troverete nei canali della grande e media distribuzione!

A seguire ci sarà il concerto dell’ Orchestra Rosichiño, che accompagnerà le nostre degustazioni al ritmo dello spaghetti samba.

Vi aspettiamo!