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Archive for novembre 2010

Edilizia naturale a sud di Hebron

Chi poteva immaginare di trovare proprio nei villaggi sperduti a sud di Hebron una dimora così altamente sostenibile? La famiglia di pastori di questo piccolo villaggio vive in una grotta, in cui la pavimentazione è fatta da una malgama di fango e paglia, che viene periodicamente rinnovata; l’energia arriva tramite pannelli solari e pale eoliche e i sacchi vuoti che contengono farina e cibo per il bestiame vengono utilizzati non solo per creare i divisori tra l’ambiente comune e la cucina, ma anche tende, o pratiche sacche portaoggetti da utilizzare per il dorso dell’asino. Il bagno è esterno, una turca senz’acqua, con a fianco un bidoncino per gettare la carta igienica, che verrà in seguito bruciata. Le pecore e le capre forniscono latte, carne e lana, e i loro escrementi  sono utilizzati per accendere il fuoco sotto il taboon, il forno di sassi roventi che serve per cuocere il pane, ovviando così alla mancanza di legname.

Uno stile di vita che colpisce per la capacità di fare di necesità virtù, unendo pratiche domestiche antichissime con moderne tecnologie.

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Buone pratiche

Ciao vi segnalo un articolo che descrive una serie di pratiche “virtuose”.  Dato che tutte,  tranne l’acqua gasata e non bevo, fanno parte del nostro vivere quotidiano mi sembra il minimo condividere. Voi con quella lista di azioni come siete messi?
Ciao
Fede

http://www.beppegrillo.it/2010/11/un_cittadino_puo_cambiare_il_mondo.html

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Propongo a tutti voi, cari coblogger(isti) questa lettura interessate (“Pane e Bugie, la verità su ciò che mangiamo: i pregiudizi, gli interessi, i miti, le paure” di Dario Bressanini, Edizioni Chiarettere) che, come si evince dal titolo del post(er) costituisce un valido e credo necessario antidoto. A cosa? Beh, direi al rischio di perdere la bussola dell’obbiettività, compiendo scelte che più che ideologiche si dimostrano irrazionali e prive non solo di fondamento, ma anche di una reale utilità allo scopo che si vorrebbe perseguire.

Il pregio dell’autore (un giornalista scientifico preparato ed ottimo divulgatore) è innanzi tutto quello di proporre ed utilizzare, in ogni tema affrontato (spesso come argomento campione) un approccio scientifico e critico (nel senso assai migliore del termine). Invece che rincorrere luoghi comuni e girare il coltello nella piaga dei nostri pregiudizi (soccia che bella immagine), Bressanini mette in discussione ogni dato assodato per verificarlo alla luce delle evidenze acquisite dalla comunità scientifica, finendo così per rivelarci (per esempio a proposito di OGM) che la fragola/pesce non è mai esistita oppure (ma ce ne sono tante, di apparenti verità curiosamente sovvertite) che non è assolutamente vero che lo zucchero di canna sia più salutare di quello bianco.

Vorrei citarvi, per illustrare ancor meglio l’approccio e il tono del libro, un brano sempre in materia di OGM: “a mio parere non ha senso schierarsi per partito preso a favore o contro gli OGM. Sarebbe come dire: “i funghi fanno male” oppure “i funghi sono buoni”. Ma vogliamo distinguere tra i porcini e le amanite? Spesso le prese di posizioni più drastiche derivano da una convinzione di fondo, purtroppo molto diffusa, secondo cui ciò che è “naturale” è buono mentre ciò che è “creato” o modificato dall’uomo è cattivo. E’ la filosofia della “natura benigna” fondata sull’idea (sbagliata) che si possa distinguere chiaramente ciò che è naturale da ciò che è artificiale […] pur con le dovute proporzioni è lo stesso meccanismo psicologico che compare nel dibattito sull’aborto o sulle cellule staminali embrionali: indipendentemente da cosa dice la scienza, è ciò che pensiamo dell’embrione ad influenzare la nostra scelta di campo” (pag. 37 e ss.).

Va beh, poi il resto ve lo leggete e, chiaramente, se volete ve lo presto. Se poi volete un approccio più easy(reader) vi consiglio il blog curato da questo stesso autore: cercate su google: “la scienza in cucina”.

Per concludere e stuzzicare ancora un altro poco la vostra curiosità, segnalo due interessanti capitoli: sui sorprendenti (?) risultati delle comparazione dei valori nutrizionali tra cibo biologico e cibo (diciamo così) tradizionale e sulla effettiva efficacia della filosofia del km zero.

PS: Intendiamoci, non dico che alcune delle argomentazioni usate dall’autore non siano confutabili, magari tirando in ballo anche altri punti di vista (per esempio, manca ogni tanto, in questo saggio, una adeguata valorizzazione dell’aspetto ambientale), però aiuta a ragionare su quanto sia importante riflettere ed analizzare le proprie scelte per andare oltre l’emotività.

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Si sono svolte (come anticipavo qui) le Giornate Europee contro lo Spreco.
Nell’evento italiano (e in particolare bolognese) è stato illustrato anche il “Libro Nero sullo spreco agroalimentare in Italia“, scritto e curato da Andrea Segrè e Luca Falasconi, rispettivamente preside e ricercatore della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna ed inventori del Last Minute Market.
I dati, come era facile prevedere, sono impressionanti. Cerco di sintetizzarveli.

7.775.586 sono le tonnellate di frutta e verdura che vengono buttate in un anno solo in Italia. Una quantità che sfamerebbe una nazione grande come la Spagna o la stessa Italia e che invece alimenta solo i cassonetti dei rifiuti, prima, e gli inceneritori che anneriscono i nostri polmoni, poi.
Parte di questi prodotti rimane nei campi, perché non è conveniente raccoglierla. Parte viene scartata dall’industria, perché se una pera è grande solo dieci centimetri o una patata ha l’insopportabile peso di un chilo e mezzo non sono adatte al mercato.
Un’altra parte viene sprecata dal supermercato, perché magari nel tragitto la confezione del prodotto si è un po’ ammaccata o perché mancano pochi giorni alla scadenza ufficiale, o ancora perché la buccia di quel frutto ha delle macchioline dovute alla grandine.
Poi ci siamo noi consumatori. E’ stato calcolato che sono poco più di 500 euro di spesa all’anno che ogni famiglia butta nel cestino dei rifiuti.

In termini percentuali è possibile fare una hit parade dei prodotti più sprecati.
Al settimo posto troviamo i surgelati, di cui un 2% viene buttato.
Al sesto posto lo scatolame, di cui viene sprecato il 3%.
In quinta posizione la cosiddetta quarta gamma, ovvero insalate e verdure imbustate: il 6% va inesorabilmente in malora.
Il 10% degli affettati finisce nel cassonetto. E questo era il quarto posto.
Al terzo troviamo frutta e verdura sfuse, di cui si spreca il 17%.
Il secondo posto è occupato dal pane al 20%.
In cima alla classifica troviamo i prodotti freschi come latte, uova, carne, mozzarelle, yogurt. Il 40% di questi prodotti non finirà mai nel nostro intestino.

Ora un po’ di dati positivi.
La sola Coop Adriatica, nel 2009, grazie al Last Minute Market, ha sfamato 4000 persone.
E’ stato calcolato che con i soli 52 progetti attivati dal Last Minute Market si possono sfamare più di 30.000 persone.

Nel corso dell’iniziativa bolognese, inoltre, è stato offerto un pranzo realizzato solo con i prodotti di scarto. Qualche redattore di questo blog ha partecipato e potrebbe dirci com’era.

Per ascoltare l’intervista che ho realizzato a Luca Falasconi, curatore del libro nero, andate qui.

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Carissimi, vorrei segnalarvi due simpatici siti che possono rendere i vostri viaggetti, vacanzieri o di lavoro che siano, più economici, ecologici ed interessanti…

 

Dunque, il primo sito è www.passaggio.it, sito di carpooling e autostop organizzato. L’idea è mettere in contatto persone che viaggiano nella stessa direzione e cercano o offrono passaggi in cambio di un contributo per dividere la benzina e magari qualche chiacchiera. Sul sito potete fare una ricerca tra le offerte e le richiesta già pubblicate o pubblicarne di nuove. Dovete andare a roma in macchina martedì prossimo ma la benzina e l’autostrada costano un sacco, e poi quanto inquinamento? Passaggio.it vi permette di scoprire che c’è qualcun altro nella vostra stessa situazione che ha voglia di condividere la macchina, risparmiare ed emettere meno robaccia nell’aria… o qualcuno che quel viaggio lo fa comunque con partner e cani e bimbi al seguito ma ha comunque un posto libero!

Il sito italiano, a dir la verità, mi è sembrato un po’ poco fornito, e al momento funziona se avete moooolta flessibilità a disposizione… Ma se comincia ad essere frequentato un po’ più assiduamente ha grandi potenzialità! Il suo gemello francese, covoiturage.fr, funziona a meraviglia e lì è davvero uno dei mezzi di trasporto più utilizzati.

 

L’altro sito che vi consiglio, specialmente se andate in città straniera e sconosciuta per qualche giorno, è www.couchsurfing.com, che invece è assai internazionale. Per quelli di voi che non lo conoscono, couchsurfing permette di offrire il proprio divano a chi è di passaggio, o vicecersa, di trovare un divano amico in terra straniera, il tutto assolutamente gratis. Per divano si intende posto letto, dal divanetto scomodo in cucina alla stanza del coinquilino libera per una settimana. Per chi viaggia è un modo per restare gratuitamente, probabilmente stare più comodi che in un ostello, conoscere qualcuno del posto e farsi un po’ scarrozzare in giro (conoscersi e passare un po’ di tempo insieme non è obbligatorio ma spesso piacevole), avere pure una cucina a disposizione, creare contatti per tornare! Mio zio, che come potete immaginare non è più così giovincello, si è fatto un mese intero a Berlino senza prendere una stanza neanche una notte, passando 4 o 5 giorni su ogni couch che era riuscito a trovare dal sito. Ultima cosa: vi consiglio di leggere attentamente i profili di chi ospitate o chi vi ospita, i commenti sono molto utili 🙂 io ho fatto couchsurfing a Marsiglia e ho rischiato di passare 3 sere di seguito a bere litri di birra a stomaco vuoto davanti alla partita di rugby!

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Ode al melograno

Qualcuno li chiama “frutti dimenticati”, quei frutti e quelle verdure che difficilmente si trovano nelle grandi catene di distribuzione, che spesso sono estremamente local, e quindi poco vendibili sul mercato nazionale o internazionale. Oppure non sono propriamente commerciabili per una serie di motivi quale il sapore “non omologato”, la selvaticità e quindi la difficoltà nella coltivazione, la rendita bassa del prodotto.

Questi frutti si trovano solo passeggiando per mercatini o rubandoli dalla pianta del vicino. Spesso maturano in autunno.

Molti frutti che avevo sentito nominare solo nelle fiabe o nei proverbi, infatti, li ho scoperti in autunno: la consistenza vischiosa e dolce del corbezzolo, l’aspra e croccante mela Rosa Romana, la giocosa mela Sunaja, le giuggiole e le nespole.

Melograni e cachi, sono frutti un poco più conosciuti, ma altrettanto dimenticati, se non altro sugli alberi delle strade di campagna, sempre carichi fino a piegarsi, di sfere gonfie di polpa e semi color amaranto.

Di ritorno da un viaggio in medioriente, mi sono accorta che il melograno, qui da noi, è un frutto decisamente sottovalutato.

Oltre ad essere incredibilmente elegante, con quella buccia dall’effetto anticato e i semi incastonati come pietre di corniola, tanto che a sbucciarlo pare di aprire uno scrigno; la polpa dura e lucida ha il sapore aspro e dolce e stridulo allo stesso tempo dell’estate appena finita, con un retrogusto dell’inverno in arrivo. Un autunno a tutto tondo.

Nell’ingegnarmi su qualche ricetta in cui il melograno la potesse fare da padrone, mi sono fatta una spremuta frullando i chicchi. Dopo una faticosa opera di sbucciamento e tanti schizzi dopo, il risultato è stato un bicchierone abbondante di una densa bevanda da masticare. Legnosa e multivitaminica per le giornate uggiose.

Qualche giorno dopo, sempre con la fissa del melograno stampata in fronte, ho improvvisato un taboulè sfiziosissimo e low cost.

In pratica:

si fa soffriggere in padella olio-aglio-porro (o una cipolla) con della verza che magari vi è avanzata o che si è un po’ appassita, tagliata a striscioline. A parte cuocete una manciata di burghul in acqua salata.

Si unisce il burghul e si cosparge di chicchi di melograno a piacere.

Il risultato è un’ insalatina agrodolce molto mediorientale!

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